Dal 22 al 27 marzo ARGOT Produzioni e Teatro Argot Studio presentano “In Altre Parole” – Rassegna internazionale di drammaturgia contemporanea

“In Altre Parole” – Rassegna internazionale di drammaturgia contemporanea

Ideata e diretta da Pino Tierno
Responsabile artistico Francesco Frangipane
Coordinatore scientifico Simone Trecca

Quindici edizioni, finora: di oltre 100 testi presentati in prima nazionale, provenienti da ogni angolo del mondo, più di 30 sono stati realmente prodotti e messi in scena, alcuni anche più volte. Nel panorama italiano delle rassegne dedicate alla drammaturgia contemporanea, In Altre Parole resta decisamente la manifestazione più curiosa, più proficua, più concreta. Per questa nuova edizione tutta in digitale, verranno presentati sei appuntamenti dedicati all’eccellenza della drammaturgia internazionale, visibili dal 22 al 27 marzo in streaming, ogni sera dalle ore 20:00 sul canale YouTube di Argot Studio.

Grazie al sostegno di Teatri, Università, Ambasciate, Istituti di cultura stranieri in Italia e all’estero, In Altre Parole resta un appuntamento imprescindibile per professionisti e semplici appassionati, in pratica per tutti coloro che desiderano conoscere il meglio del panorama teatrale internazionale e che, attraverso le letture drammatizzate a cura di artisti e artiste di chiara fama, gli incontri con gli autori, le conferenze e i seminari, intendono riscoprire la forza, la bellezza, il senso della parola in scena.

Il 22 marzo la Rassegna si apre con un focus dedicato alla Slovacchia, con Nome in codice: Romeo, un appassionante testo sull’oscuro passato recente del Paese, a firma di Viliam Klimáček, l’autore più rappresentato sia in patria sia all’estero, traduzione di Consuelo Versace. La lettura drammatizzata è a cura di Nora Venturini con Paolo Giovannucci, Bianca Nappi, Matteo Cecchi, Matteo Quinzi, Pierfrancesco Poggi.

Nome in codice: Romeo
Oggi, 9 febbraio 1984, Alena, figlia di un dissidente attivo, festeggia come sempre il suo compleanno in compagnia del marito Michal, ex dirigente cinematografico e ora archivista e di suo figlio, studente di Medicina al primo anno. Nonostante tutte le difficoltà economiche e politiche, la loro sembra una famiglia unita. Ma oggi il Segretario Generale sovietico Andropov muore e la televisione di Stato trasmette in diretta i funerali. Alena e Michal si trovano di fronte a interrogativi che squasseranno la loro esistenza per sempre. E’ possibile proteggere gli altri quando si è coinvolti nel sistema totalitario? Il male fatto con buone intenzioni può trasformarsi in bene? Cosa si è disposti a sacrificare per salvare gli altri? E’ sempre così chiaro chi sia la vittima e chi il carnefice?… Oggi, 9 febbraio 1984, occorre trovare una risposta a queste domande, se si vuole sopravvivere al regime e all’oppressione.

Viliam Klimáček
Ha studiato alla Facoltà di Medicina a Bratislava e per molti anni ha lavorato come chirurgo e anestesista. All’inizio della carriera artistica, ha pubblicato raccolte di poesie ed è attualmente direttore, drammaturgo, regista e attore del Teatro Gunagu, nella capitale slovacca. Ha vinto varie volte i più importanti premi teatrali del Paese. Nelle sue opere, in cui spesso tratta storie di infanzia, politica e disagi sociali, stravolge e dissacra i canoni letterari tradizionali o mitologici. Un suo testo Ipermercato, è già stato presentato, anni fa, alla rassegna in Altre Parole.

Da Israele, il 23 marzo, arriva la voce di Gur Koren, con una commedia sulle nuove relazioni di coppia che mescola umorismo e commozione: Divorziati, traduzione di Danilo Rana, con la  lettura drammatizzata a cura di Fabio Cocifoglia, con Manuela Mandracchia e Marco Simeoli.

Divorziati
Ben e Maya sono una coppia divorziata con un figlio. Una sera si ritrovano nell’ appartamento in cui vivevano e in cui ora abita solo Maya, perché Ben deve prendere alcune cose appartenenti al loro figlio, prima di una gita presso un lago naturale della Cisgiordania che l’uomo ha organizzato con il suo nuovo partner maschio. Ben, infatti, tempo addietro aveva lasciato Maya dopo aver scoperto di essere gay, mentre la donna è attualmente in crisi in quanto è stata appena lasciata dal suo ultimo compagno. Scritta durante la pandemia e pensata inizialmente per essere messa in scena in appartamenti privati, la pièce racconta la storia di una relazione che cambia forma ma che resta fondamentale nella vita dei due protagonisti.

Gur Koren
Si è laureato in Regia e Recitazione alla Beit Zvi School di Arti Performative di Ramat Gan, ed è drammaturgo del Teatro Cameri di Tel Aviv dal 2017. Oltre ad adattamenti di lavori classici e contemporanei, Gur ha scritto diversi testi teatrali, tutti di grande successo in Israele e all’estero. Un suo testo, intitolato in italiano Il segreto del teatro, ha ottenuto il premio come miglior commedia dell’anno in Israele ed è stato messo in scena anche a Roma, al Teatro Sala Umberto.

Si continua il 24 marzo, con un appuntamento dedicato all’opera Processo a una puttana di Miguel Del Arco (traduzione di David Campora), che quest’anno rappresenta la Spagna e rivisita il mito di Elena che qui prende la parola per raccontare la guerra e la storia dal punto di vista di una donna. A cura di Francesco Frangipane (sotto nell’ultima foto), la lettura drammatizzata vede come interprete Iaia Forte (nelle foto).

Processo a una puttana
Per alcuni, Elena di Sparta. Per altri, Elena di Troia. Per tutti, rea di aver scatenato la più famosa delle guerre. Ma a raccontare i fatti, oggi, non saranno i libri, bensì la sua stessa voce, la voce della “donna più vilipesa della storia”, condannata a un limbo imperituro dall’immaginazione degli uomini. Ormai privata della sua gloriosa bellezza e segnata dal dolore e dal tempo, Elena si sottrae al giudizio degli dei e si rimette a quello degli uomini, consapevole di essere già stata condannata anzitempo e di non poter sfuggire al suo eterno tormento. Ma a dar forma agli eventi, oggi, saranno le sue, di parole, nel disperato tentativo di riabilitare il suo ruolo e la sua esistenza, e reclamare un agognato oblio.

Miguel Del Arco
Miguel del Arco ha una lunga traiettoria come regista, autore, adattatore e attore. La función por hacer , ispirata ai sei personaggi pirandelliani, è uno degli spettacoli di maggior impatto nel primo decennio del 2000, ma tanti sono i successi che portano la sua firma negli anni successivi. Dal 2016 è co-direttore artistico de El Pavón Teatro Kamikaze che ha ottenuto l’anno successivo il Premio Nazionale di Teatro accordato dal Ministero della Cultura.

Il 25 marzo per gli Stati Uniti, verrà presentata un’inedita versione teatrale, sotto forma di monologo, del più celebre racconto di Fitzgerald, già adattato per il grande schermo: La vita al contrario/Il curioso caso di Benjamin Button, versione teatrale di Pino Tierno, con Giorgio Lupano (nelle foto), a cura di Ferdinando Ceriani (ultima foto).

La vita al contrario – Il curioso caso di Benjamin Button
Che Fitzgerald si sia davvero ispirato, come credono alcuni studiosi, a un racconto di Giulio Gianelli per raccontare la celeberrima storia di Benjamin Button il quale, per un ‘curioso caso’, si ritrova a vivere la vita a ritroso? Oppure lo scrittore ha avuto come unico riferimento l’osservazione di Mark Twain, secondo cui è un peccato che il meglio della vita sia collocato all’inizio mentre la parte peggiore arriva alla fine? Partendo da questo dubbio, le vicende del protagonista si spostano di latitudine ma restano assolutamente fedeli alla storia e allo spirito originali. Stavolta è Benjamin (Nino) in prima persona a raccontare i paradossi di un’esistenza ‘diversa’, dettata dalla consapevolezza, a dispetto del giudizio altrui, che prima dell’inesorabile oblio, ogni istante è prezioso e va vissuto pienamente.

Francis Scott Fitzgerald
Scrittore, saggista, sceneggiatore, Fitzgerald è uno dei nomi più noti della letteratura nord americana e del XX secolo in generale. Alcuni suoi romanzi, come il Grande Gatsby, Tenera è la notte e Gli ultimi fuochi, quest’ultimo pubblicato postumo, sono oramai diventati iconici, oltre ad essere stati adattati per il grande schermo. Nei suoi scritti ha raccontato spesso il senso del peccato e della caduta, oltre che la dissoluzione morale delle classi abbienti. La stessa vita dello scrittore, costellata di viaggi e avventure sentimentali, ma anche di problemi economici e grandi dolori, è stata oggetto d’interesse da parte del cinema.

Petr Kolečko, uno dei nomi emergenti del teatro della Repubblica Ceca, il 26 marzo ci offre uno sguardo disincantato sulla società post-comunista che fatica a lasciarsi alle spalle il proprio passato attraverso la scrittura caustica di Faccia da poker, traduzione dal ceco di Kristina Molnárová e traduzione dall’inglese di Danilo Rana. La lettura drammatizzata, a cura di Marco Belocchi, è affidata a Daniela Poggi, Marco Belocchi, Manuel Ricco, Floriana Corlito (nell’ordine nelle foto sotto).

Faccia da poker
Praga, 2011. Jana è una campionessa di poker che gira il mondo in prima classe. Sarcastica e impenetrabile, ha un difficile rapporto con la figlia Pavlína, che disprezza il suo materialismo ed è innamorata di Viktor, un giovane convinto di poter cambiare la società via Twitter. Pavlína non sa che Jana è perseguitata dal suo passato: dalle lettere che il padre le scriveva dall’Africa, dal senso di colpa per non essere riuscita a piangerne la morte nel 1989, troppo presa dalla Rivoluzione di Velluto. Quando, alla vigilia del funerale del presidente Václav Havel, Jana sorprende Pavlína e Viktor ad amoreggiare nel suo lussuoso appartamento, un’imbarazzante cena di Natale si trasforma in un pericoloso gioco in cui la posta è più alta di ciò che sembra. Pavlína è per caso la figlia di Havel? Che cosa vuole veramente Viktor?

Petr Kolečko
Laureato in Arte drammatica a Praga, la sua prima opera teatrale messa in scena professionalmente è stata Britney Goes to Heaven, che è stato tradotta in inglese e presentata sia a New York che a Londra. Successivamente, è diventato uno degli autori cechi di maggior successo. I teatri nazionali e stranieri hanno messo in scena più di 20 delle sue opere. Oltre al teatro, Kolečko si dedica alla scrittura per la radio e la televisione. 

Infine, il 27 marzo, dal Québec arriva Il canto di Georges Boivin, l’intenso poema teatrale di Martin Bellemare, già vincitore di numerosi premi per la sua struggente forza letteraria. Massimo De Francovich (nelle foto) sarà l’interprete della lettura drammatizzata a cura di Enrico Maria Lamanna (nell’ultima foto), con la traduzione di Luis Guerrero.

Il canto di Georges Boivin
Dopo la morte della moglie, Georges Boivin, ospite in una residenza per anziani, ha perso i suoi punti di riferimento e la vita gli sembra oramai spenta e insignificante. Il bisogno di ritrovare degli stimoli lo spinge a coinvolgere tre suoi amici ottuagenari in un viaggio che ha il sapore di un ‘road movie’ teatrale. Lo strambo quartetto parte in macchina in direzione di Vancouver per seguire le tracce di Juliette Chacal, che è stata il primo amore di gioventù di Georges e che lui desidera rivedere dopo oltre cinquant’anni. Con questo testo l’autore ha ottenuto prestigiosi premi letterari per la delicatezza e l’acume con cui è riuscito a rivelare, in un appassionante canto d’amore, le pieghe nascoste dell’animo di un uomo alla ricerca di un nuovo senso.

Martin Bellemare
Diplomato al corso di scrittura drammatica della Scuola nazionale del Teatro del Canada, Martin Bellemare ha già all’attivo numerose pièces, lavori per adulti e per il teatro ragazzi, con i quali ha ottenuto numerosi riconoscimenti, sia in Québec che in Francia. Ha ricevuto diverse volte il sostegno del Consiglio delle Arti nel suo Paese e svolge regolarmente residenze di scritture, tanto in America quanto in Europa. Attualmente è dramaturge associé della compagnia francese Astrov. Altri suoi testi sono già tradotti in italiano.

«In altre parole non si ferma e accetta la sfida di affiancarsi ad altri media, ma solo per ricordare a tutti noi quanto è necessario e come sarà bello tornare di nuovo a riunirci, tutti insieme, in uno scambio vivo fra scena e platea, per raccontarci nuove storie e ritrovare gli uni con gli altri il senso dell’ascolto, dello scambio e della comunità. Il teatro resta l’arte più complessa, perché è la più completa; la più fragile perché è la più viva; la più vulnerabile, perché è la più umana» (Pino Tierno, direttore artistico).

Tutte le notizie sulla rassegna “In Altre Parole” sono disponibili sul sitowww.argot.it. Per ulteriori informazioni è possibile scrivere a organizzazione@teatroargotstudio.com.

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